Mercoledì 10 giugno abbiamo organizzato “Generazione AI | Costruiamo il domani” presso il Voco® Venice Mestre – The Quid. Una sala piena, quattro interventi, un aperitivo finale e tante conversazioni che hanno continuato ben oltre il programma.
Un pomeriggio organizzato da Trevigroup insieme a NTS Informatica — la casa madre di Business CUBE e Business EXPERIENCE — per accompagnare i clienti verso un passaggio importante.
Raccontare un evento come questo non significa riproporre le slide. Significa restituire quello che rimane quando esci dalla sala e torni alla tua scrivania. Ed è proprio quello che cerchiamo di fare con questo articolo.
Il punto di partenza: un gestionale che cambia pelle
L’occasione concreta che ha dato vita all’evento è precisa: chi oggi utilizza Business CUBE passerà presto a Business EXPERIENCE, la nuova versione del gestionale. Non un aggiornamento minore, ma un salto generazionale, quindi volevamo che i nostri clienti arrivassero a quel passaggio preparati, non sorpresi.
Annalisa Paderno e Andrea Tani, rispettivamente Business Developer e Partner Account Executive di NTS Informatica, hanno portato in sala quella prospettiva con una chiarezza che si sente raramente: NTS è sul mercato dal 1989, ha 80.000 utenti attivi e 260 partner. Non è un’azienda che reinventa tutto ogni tre anni per seguire le mode. Quando decide di fare un passo avanti, lo fa su basi solide.
Il messaggio centrale, infatti, era proprio questo: Business EXPERIENCE non sostituisce Business CUBE togliendoti ciò che conosci. Lo porta al livello successivo, aggiungendo un ecosistema cloud che si integra con ciò che già usi — dall’home banking ai calendari Microsoft 365, dalla firma elettronica alla business intelligence accessibile da smartphone.
Luca Pari, Software Expert di NTS, ha poi portato nel dettaglio le novità: analitiche avanzate con il Business Analytics Cloud, moduli per la gestione delle note spese in mobilità, connettori nativi con i principali corrieri, workflow visivi per i processi aziendali. Ma il takeaway più forte non è stato tecnico. È stato organizzativo: un gestionale moderno non è più un software isolato, è l’hub con cui parlano tutti gli altri strumenti aziendali. E Business EXPERIENCE è stato costruito esattamente con questa logica.

Business MATE: quando l’AI entra nel gestionale
La parte che ha generato più attenzione in sala — e più domande durante l’aperitivo — è stata la presentazione di Business MATE, il modulo AI integrato direttamente in Business EXPERIENCE.
Due agenti distinti, con funzioni diverse. Il primo risponde a domande sul gestionale stesso, guidando l’utente con link diretti alle sezioni del software. Il secondo interroga i dati dell’azienda e restituisce risultati in griglia, senza che quelle informazioni escano mai dall’installazione locale.
È un dettaglio che non va sottovalutato: i dati non alimentano nessun cloud esterno. L’agente lavora esclusivamente sul database del gestionale dell’azienda. Per chi ha passato l’ultimo anno a chiedersi “ma se uso l’AI, dove finiscono i miei dati?”, questa è una risposta concreta.
AI for Work: usarla bene è una scelta prima ancora che una tecnologia
Mattia Sartorel, AI Expert di Trevigroup, ha preso la parola con una domanda diretta: quanti di voi usano già ChatGPT, Gemini o altri strumenti di AI per il lavoro quotidiano? Le mani si sono alzate.
Ma era la domanda successiva quella che contava veramente: “ne siete davvero consapevoli?”
Non per scoraggiarne l’uso, tutt’altro. Ma per spostare l’attenzione da “usare l’AI” a “usarla bene”. Perché dare in pasto a un modello linguistico generico bilanci aziendali, scadenziari o dati di magazzino, senza sapere dove vanno quelle informazioni, è un rischio reale. E l’AI Act va nella stessa direzione: chi usa l’AI in azienda ha la responsabilità di formare le persone che la utilizzano.
Il percorso che Trevigroup suggerisce parte proprio da qui: workshop di formazione per costruire una cultura di utilizzo consapevole, e poi — per chi vuole andare oltre — la progettazione di agenti AI strutturati, collegati direttamente ai dati aziendali, con regole definite che riducono le allucinazioni e tengono le informazioni dove devono stare.
Mattia ha mostrato esempi già operativi: un’agenzia doganale che ha eliminato ore di inserimento manuale grazie a un agente che estrae automaticamente i dati dai documenti e li carica in conservazione; report di lavoro compilati via chatbot; preventivi costruiti a partire da ticket e documenti di analisi. Non sono dimostrazioni futuristiche, sono tutti casi reali, già implementati.
Il takeaway è semplice quanto potente: la differenza non è avere o non avere l’AI in azienda. È avere un AI che lavora con le tue regole, sui tuoi dati, sotto il tuo controllo.

Il motore invisibile: l’infrastruttura che nessuno vede ma tutti usano
L’ultimo intervento è stato di Riccardo Mazzon, IT Specialist di Trevigroup, che ha chiuso la giornata con la prospettiva forse meno ovvia ma probabilmente quella con le implicazioni più durature.
Quando si parla di AI in azienda, l’attenzione va quasi sempre su cosa fa. Riccardo ha spostato il punto di vista su cosa serve perché funzioni davvero, nel tempo, senza sorprese.
La prima questione è quella dei dati: oggi vivono in decine di posti diversi — email, Teams, SharePoint, gestionale, applicazioni verticali. In questo contesto, l’AI diventa utile solo quando riesce a dialogare con tutto questo in modo coerente. E questo richiede un’infrastruttura pensata, non improvvisata.
La seconda questione è quella che ha colpito di più in sala: l’AI non crea problemi nuovi, amplifica quelli che già esistono. Se c’è una cartella SharePoint mal configurata, con permessi troppo larghi, oggi quel problema magari non si vede — nessuno ci inciampa per caso. Con un agente AI che indicizza ovunque e risponde a linguaggio naturale, quella stessa cartella diventa una porta aperta: chiunque, con la domanda giusta, può accedere a documenti che magari non dovrebbe vedere. Ecco perché diciamo che il problema non lo crea l’AI, lo trova. E lo amplifica. Per questo la governance dei dati non è un tema IT: è un tema aziendale.
Terza questione: la sicurezza nell’era AI cambia forma. Identità, endpoint, monitoraggio continuo — non basta più presidiare il perimetro. Servono strumenti e competenze che rilevano comportamenti anomali, isolano le minacce e rispondono prima che il danno sia fatto.
L’ultimo punto — il meno romantico ma forse il più importante — è quello economico: l’AI è una risorsa aziendale e va governata come tale. Ogni interazione con un modello ha un costo. Servono budget, monitoraggio, ottimizzazione. Un AI che si paga da sola genera valore. Un’AI senza governance genera solo consumo.
Quello che rimane
Alle 18:00 i lavori si sono chiusi. Poi è iniziato l’aperitivo — e chi ha partecipato sa che è lì che molte conversazioni prendono una piega diversa. Meno formale, più diretta. Domande che in sala non si fanno, idee che emergono dal confronto tra pari.
In molti hanno continuato a confrontarsi su temi che vanno ben oltre il gestionale: come si governa l’innovazione in un’azienda di medie dimensioni, cosa significa fare sicurezza oggi, dove si trova il confine tra usare l’AI e dipenderne.
Un grazie sincero a tutti i clienti che hanno scelto di esserci e a NTS Informatica per aver costruito con noi questa giornata. Senza le persone giuste in sala, i confronti veri e le domande scomode, un evento è solo un programma su carta.
Non abbiamo preteso di dare risposte definitive. Quello che abbiamo cercato di fare è offrire un punto di riferimento solido in un momento in cui di voci sull’AI ce ne sono troppe e di chiarezza troppo poca.
Generazione AI è stato un pomeriggio costruito sulla convinzione che l’innovazione, per funzionare davvero, deve essere capita, non solo adottata.
E il lavoro, da oggi, continua.
Vuoi approfondire uno dei temi dell’evento? Contattaci per una consulenza o per scoprire come Business EXPERIENCE, gli agenti AI o la cybersecurity possono entrare concretamente nella tua azienda.




















