Dal 13 febbraio 2026, il panorama della gestione documentale ambientale in Italia è definitivamente cambiato. Il sistema RENTRI è operativo, il nuovo modello di Formulario di Identificazione dei Rifiuti (FIR) è obbligatorio, e con essi sono arrivati nuovi adempimenti che molte aziende stanno ancora sottovalutando.
Se la vostra impresa ha già adeguato le procedure di emissione del formulario rifiuti, avete fatto il primo passo. Ma c’è un secondo obbligo, altrettanto vincolante e spesso trascurato, che rischia di esporvi a sanzioni: la conservazione digitale a norma dei documenti.
Il nuovo ecosistema RENTRI: cosa è cambiato davvero
L’introduzione del RENTRI (Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti) ha trasformato radicalmente il modo in cui le aziende gestiscono i rifiuti:
Novità operative dal 2026:
- Il nuovo modello di FIR è l’unico ammesso per legge
- La vidimazione dei registri segue esclusivamente le regole RENTRI
- I registri di carico e scarico transitano verso la gestione completamente digitale
- La tracciabilità è integrata in un’infrastruttura nazionale centralizzata
Non si tratta più di un semplice adempimento cartaceo. La gestione dei rifiuti è diventata un processo digitale tracciato end-to-end, dove ogni passaggio lascia un’impronta certificata nel sistema.
E quando il ciclo operativo si conclude, inizia una fase critica che molti ignorano: quella della conservazione.

Conservazione digitale a norma: molto più di un semplice backup
La normativa ambientale italiana prevede l’obbligo di conservare il FIR per 5 anni dalla data di emissione. Ma attenzione: nell’era digitale, conservare non significa semplicemente archiviare.
Cosa NON è una conservazione a norma
Salvare una scansione PDF sul server aziendale, caricare i documenti su un cloud generico o mantenere copie su hard disk esterni non garantisce la conformità normativa. Questi sistemi non assicurano:
- Integrità del documento nel tempo
- Immodificabilità certificata del contenuto
- Autenticità verificabile della fonte
- Validità legale e probatoria in sede ispettiva
- Reperibilità immediata e certificata durante i controlli
Cosa richiede la legge
La conservazione digitale a norma deve rispettare le regole tecniche AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) e prevedere:
- Pacchetti di archiviazione strutturati secondo standard definiti
- Marca temporale per certificare data e ora di archiviazione
- Tracciabilità completa di tutte le operazioni sul documento
- Responsabile della conservazione formalmente designato
- Sistema di gestione documentale conforme alle normative vigenti
In sintesi: ogni documento deve poter essere esibito, verificato e difeso legalmente in qualsiasi momento del quinquennio di conservazione obbligatoria.

RENTRI e responsabilità documentale: il rischio nascosto
Il passaggio al registro elettronico ha aumentato significativamente la tracciabilità delle operazioni, ma ha anche reso più stringente la responsabilità di produttori, trasportatori e impianti di smaltimento.
Cosa accade durante un controllo ambientale
Durante un’ispezione, l’autorità competente non si limita a verificare la corretta compilazione del formulario rifiuti. Chiede di dimostrare che:
- Il documento sia stato conservato secondo norma per tutto il periodo richiesto
- Non abbia subito modifiche o alterazioni dopo la sua emissione
- Sia rimasto sempre accessibile, integro e verificabile
- Esista una catena documentale certificata dall’emissione alla conservazione
La responsabilità dell’impresa, quindi, non si esaurisce con l’invio del rifiuto. Si estende per cinque anni dalla data del formulario.
I sistemi non conformi: un rischio concreto
Cartelle condivise su rete aziendale, archivi su Dropbox o Google Drive generici, backup periodici non certificati: sono tutti strumenti utili per il lavoro quotidiano, ma inadeguati per la conservazione legale.
Il problema emerge solo quando arriva il controllo. E a quel punto è troppo tardi per correre ai ripari.
Perché la conservazione digitale è strategica (e non solo obbligatoria)
Adottare un sistema di conservazione digitale a norma non è solo una questione di compliance normativa. È una scelta strategica che porta vantaggi concreti all’organizzazione aziendale:
- Riduzione del rischio sanzionatorio: conformità certificata alle normative ambientali
- Efficienza nelle ispezioni: reperibilità immediata dei documenti richiesti
- Integrazione dei flussi: documenti ambientali coordinati con i sistemi amministrativi esistenti
- Automazione: archiviazione e classificazione gestite dal sistema
- Continuità operativa: accesso garantito anche dopo anni dalla creazione del documento
Con la fine di febbraio, il nuovo quadro normativo è pienamente operativo. Il modello FIR è aggiornato. Il RENTRI è attivo. Gli obblighi sono definiti.
Ora la vera domanda non è più “come compilare il formulario”. Ma: sto conservando correttamente tutti i miei documenti?
La compliance documentale non si improvvisa. Va progettata, implementata e mantenuta nel tempo.
In Trevi Group ci occupiamo da anni di gestione documentale per le aziende, e sappiamo che la compliance ambientale richiede competenze specifiche e strumenti dedicati.






